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Treno di panna di Andrea De Carlo
Un libro che paga la partenza e l’attesa del lettore: il racconto appare lento negli ingranaggi degli eventi, le descrizioni esasperate di personaggi e luoghi mettono in difficoltà la concentrazione del lettore.
Giovanni, il protagonista, è il prototipo del ragazzo italiano alla ricerca di speranze hollywoodiane: osserva, imbroglia, se la cava; vaga in un mondo di aspettative, sogni che si trasformano in illusioni, ricerca affannosa del successo, rifiuto quotidiano della realtà, quest’ultima piatta, monotona, banale. L’unica via di uscita non è quella dei sogni, ma quella che porta al mito hollywoodiano: i giorni non sono altro che l’attesa che precede l’acceso alla sfera mondana della popolarità, e tutto avrà poi un senso nella vita. Invece, il mondo delle attrici e degli attori, degli artisti falliti e delle ville con piscina è impregnato di mediocrità, creatività sterile e ottusa.
Il finale rimane statico ma lascia un’apertura verso un futuro incerto, tutto da decidere.